Le città Sentimentali

Di Stefania Severi *

Riguardo agli ultimi lavori di Virginia Aloisio si può sicuramente affermare che ci troviamo difronte a un percorso di ricerca organico, perseguito con estrema serietà nell’intento di far coincidere la fase ideativa con quella esecutiva. E’ evidente, infatti,che queste tele nascono tutte da una matrice comune che va ricercata da un lato in un approccio visivo che si fonda su principi gestalgici, dall’altro nella genesi profonda dell’idea prima, la quale ha origine in una personale concezione degli spazi emotivi. I dipinti risultano, pertanto, la felice fusione di un approccio psicologico che è pertinente sia all’idea sia alla sua trasposizione su tela. L’origine del percorso pittorico come luogo dei sentimenti. Questi, prima si affastellano e dialetticamente convivono nell’inconscio per poi concretizzarsi sulla tela in una specifica e personalissima dimensione, Ognuno di questi sentimenti sembra individuare la propria collocazione in una dimora. E tutte queste dimore dell’anima, ognuna col proprio sentimento racchiuso, vanno a collocarsi l’una accanto all’altra. Case e case, o caselle, quindi, dove il sentimento si concretizza, prende consistenza per poi dialogare con l’altro, Lo spazio dei sentimenti si configura come città fantastica dove non c’è spazio se non per i sentimenti stessi.

Ecco dunque le città utopiche dell’ Aloisio che nascono non già da una concezione speculativa o ideologica bensì sentimentale. Le case di questa città vivono e palpitano, occhieggiano dalle finestre, saturano tutti gli spazi “vuoti”, perché non sono case che racchiudono gli uomini ma i loro sentimenti così che anche il cielo è casa tra le case. La risoluzione visiva di tale percorso immaginifico ed emotivo è, come avviene sempre per i sentimenti, affidata prevalentemente al colore. E’ il colore, infatti, che arrivando direttamente alla psiche la con – muove. Non c’è linea di confronto in queste case – caselle perché la linea, racchiudendo il sentimento, lo congelerebbe nell’astrazione intellettuale. La linea, dove si coglie, emerge spontaneamente dall’immagine, collegando tra di loro le “case” quasi a suggerire il riverberare da un sentimento all’altro. La dialettica tra i sentimenti è decisamente dinamica come esplicitano i percorsi sottesi alla composizione, che suggeriscono talora una compenetrazione degli spazi che affonda in meccanismi visivi di matrice futurista. Già, perché le città sentimentali della Aloisio sono sussulto ed emozione, impeto e slancio. E’ una concezione sostanzialmente positiva del vivere anche se talvolta il sentimento sembra espandersi ed occupare gli spazi che pur dovrebbero essere destinati alla ragione. Ma è poi un male?

I colori assumono una importanza fondamentale in queste opere, per le motivazioni accennate, e la loro gamma tende a variare in rapporto al “sentimento di fondo” sotteso in ciascuna opera. E questo è legato all’idea guida di ciascun dipinto che nasce su una suggestione musicale che in questi ultimi tempi è perfettamente individuabile nella musica degli U2, gruppo irlandese tra i più importanti degli anni 90. Ma perché la Aloisio, calabrese di origine e residente a Roma, si ispira proprio agli U2? L’artista, è una donna di contrasti, è donna “divisa” come quasi tutte le donne ed in particolare quelle del Meridione, divisa tra Sud e Nord, non solo in accezione territoriale ma i accezione di continuità e rottura tra valori ancestrali e valori futuribili, tra il sole e la nebbia, tra la campagna e la fabbrica, tra il ruolo materno e il ruolo professionale, tra la pittura e l’avvocatura, che per anni è stata la sua professione. Come rilegare le fratture, come ricomporre l’unità, non certo con le idee spesso antietiche, bensì col sentimento. Ecco, le città sentimentali della Aloisio sono una ricerca di ricomposizione attraverso i sentimenti senza troppe illusioni – infatti in queste città manca qualsiasi traccia di idealismo – ma come unica via di salvezza.

Le città sentimentali rappresentano l’ultima organica ricerca dell’Aloisio che tuttavia, in passato, si è dedicata anche alla figura. Cosa lega quel passato al presente? Una sottile traccia onirica che fece avvicinare i precedenti lavori alla poetica di Chagall. E il futuro? Difficile presagirlo, forse una musica diversa. Ma è bene che la ricerca, al momento, sia così puntuale e circostanziata, indice di una volontà di penetrare a fondo nelle cose, di considerare sotto i molteplici punti di vista e trarne tutte le possibili conseguenze. Solo quando avrà considerato “esaurita” questa ricerca, potrà rivolgersi ad altro. Tale dimensione ciclica, del resto, l’accomuna a Mario Schifano che, a metà degli anni novanta, ebbe modo di vedere i suoi lavori e di incoraggiarla. Del resto, a voler trovare a tutti i costi dei “maestri” nell’opera della Aloisio, dovremmo attingere a Paul Klee ed Umberto Boccioni, per il passato sia pure più remoto, e a Schifano ed Emilio Tadini per il passato prossimo. A Tadini in particolare, l’accomuna la concezione sentimentale degli edifici, e come singoli e nel loro insieme.

Tornando dunque a queste città ecco “Dubhlinn” affastellata, compressa, in bilico tra il verde della pianura irlandese e il rosso del sangue che ancora si versa sulle sue strade, tra il colore “sporco” come lo sono sporche tutte le guerre e un anelito al viola come momento di introspezione lirica. Una dimenzione poetica della città prevale invece in “Belfast Child”. In “ A different Kin d of blu” è discretamente presente il blu nelle gamme del celeste all’oltremare ma sempre in equilibrato dialogo soprattutto con i primari giallo e rosso. “ Secret garden” è tuttovibrante, a racchiudere i sentimenti come in tante aiuole in una visione fantastica tra piano verticale e piano orizzontale. In “If God will send his Angels” i sentimenti esplodono, si fanno grattaceli ondeggianti. In When love comes to town” le dimore emozionate si definiscono con maggior chiarezza e si compongono più armonicamente. Ma chiarezza e armonia sono solo una faccia del sentimento, il prossimo palpito sarà certamente diverso.

* Critica d’Arte “association International des critiques d’Art”

Roma Marzo 2001